“M.T.V.M.” di Michela Monti – recensione.

Sono molto felice di potervi parlare di questo romanzo, però prima vi racconto una storia.

Anni fa partecipai ad un giveaway su un lit-blog: esatto, prima dei vari giveaway su Instagram, li si organizzavano sui blog letterari. Non ricordo più che blog fosse, ma ricordo che il GA in questione era organizzato in collaborazione con altri del genere. Io partecipai a tutti e vinsi quello in cui in regalo c’era questo distopico edito GDS di una autrice esordiente dal nome Michela Monti.

Il resto è storia… da quel libro vinto per caso ho conosciuto una meravigliosa ragazza, con la quale abbiamo avuto in comune la folle passione per la saga di “Twilight” (entrambe eravamo membri attivi del forum “Twilight Italia”) ed entrambe abbiamo iniziato a scrivere grazie alla penna della Meyer. Io ho preso la via del romance, mentre lei del thriller, ma accettò di scrivere la prefazione per il mio “Perfetta ma non per lui”.

Ed eccola qua: dopo anni, una CE promettente ha deciso di scommettere sulla capacità di Michela e oggi con la Triskell Edizioni potete leggere e amare la storia di Mel & Gab – vi avevo già parlato di “83500” qui – e oggi vi racconterò la mia esperienza con “M.T.V.M.”, quindi continuate a leggere!

Autore: Michela Monti

Pagine: 298

Edizione: Triskell Edizioni

ISBN: 978-8893124737

Prezzo: € 12,00 (cartaceo) – € 4,99 (ebook)

Genere: thriller distopico

Voto: 5/5

Trama: Melice Redding ha capito. Dopo dieci anni trascorsi in carcere per difendere Richard Bell, ha capito che non vale la pena di morire per lui, e ha scelto di combattere.
I passi da compiere sono chiari: trovare Richard, preparare la propria difesa al meglio, e aspettare fino alla data del processo. 
Il destino della detenuta sembra roseo, eppure l’attesa si rivela più complicata del previsto. Ci sono troppi spettri del passato a intralciare il riscatto di Mel, troppa rabbia da frenare e neppure un Guardiano d’Anime a proteggerla da quella follia. Perché i desideri sono più forti delle buone intenzioni, e nessuno scorpione muta la propria natura.

Sito autrice: QUI.

Anno 2020. Abbiamo lasciato Melice Redding pochi istanti prima di essere giustiziata. Esatto, Melice è un’assassina… o così credevano, e credeva. In realtà Mel è una vittima e sta scontando una pena che non dovrebbe scontare; ha passato 10 anni a ReBurning Prison – un carcere di massima sicurezza – e ha convissuto con assassine vere. Lei non ricorda perché sia stata incarcerata, ricorda solo che le hanno strappato sua figlia. Per questo preferisce morire, non ha più nulla per cui lottare.

Anno 2030. Mel ha deciso di combattere: sì, proprio quando avanzava verso la morte ha capito che non poteva pagare con la vita lo sbaglio di un altro. Vuole continuare a vivere, per se stessa ma sopratutto per sua figlia Sadie che ha scoperto esser stata cresciuta, fin dalla nascita, proprio da Gabriel, il Guardiano d’anime che l’ha aiutata a ricordare la verità tra le mura grigie della prigione. Adesso Mel ha un obbiettivo: la libertà.

Le finestre non esistevano da nessuna parte, a ReBurning. L’aria era finta, fasulla, insieme alla luce pallida e alla gentilezza delle persone. Era un’illusione, come credere di essere ancora vive.

10 anni sono lunghi, ma in 10 anni tu cambi e Mel cambia, ritrova la forza di lottare e lo farà con le unghia e con i denti grazie al ricordo di sua figlia, al pensiero di un’amica che non c’è più, all’aiuto insperato del padre e a quello strano sentimento che sente nascere per Gabriel, il quale ha dovuto lasciare il suo vecchio lavoro in prigione per diventare un Cacciatore, uno degli individui che scovano i cyborg… proprio come lo è lui.

Ma Gab è diverso… e Mel lo sa. Per questo sopravvive per rivederlo, sopravvive fino al suo Giorno del giudizio.

La narrazione, come per il precedente romanzo, è in prima persona e Michela è così brava a raccontarci i pensieri di Mel che noi ci ritroviamo nella cella accanto a lei, tifiamo per lei mentre combatte con le detenute e sosteniamo le sue scelte al processo. Al contrario di “83500” qui non conosciamo solo ciò che accade in prigione – a parte la parentesi del passato – ma veniamo a scoprire quanto succede all’esterno, ciò che accade alle persone che hanno fatto parte della sua vita e che vogliono distruggerla. Odieremo insieme a lei, ma proveremo anche paura di perdere tutto per una menzogna.

I personaggi secondari qui hanno una parte più presente: ad esempio le detenute che, come lei, attendono la condanna a morte oppure come Piccolo, il nuovo Guardiano di anime. Loro interagiscono con la nostra protagonista e danno più phatos alla storia. Se nel precedente libro i fatti ruotavano tutti attorno a Melice, qui abbiamo una visione più ampia del mondo dentro e fuori. Gab, però, resta una figura ancora avvolta nel mistero, ma assolutamente affascinante.

La penna di Michela è cambiata: è diventata più attenta ai particolari, più matura, come lo sono diventati tutti i suoi personaggi. Qui troviamo una perfetta caratterizzazione di ognuno, la crescita personale, ma sopratutto un contesto che – nonostante sia ambientato in un futuro distopico – è perfettamente veritiero. Mi ha catturata di più “M.T.V.M.” rispetto a “83500” perché l’ho trovato più completo e impattante.

Se Michi ha vinto al Festival Giallo Garda l’anno scorso con il suo primo scritto, sono certa che con questo secondo lavoro potrebbe facilmente conquistare il mondo! 🙂

Come finisce? Beh, sono stata brava a fare una recensione spoiler-free quindi posso solo dirvi che Michela è un pochino sadica (ahah!) e anche qui ci ha lasciate con un bel finale aperto, un’ultima pagina con il botto e con la speranza che possa regalarci un terzo (e ultimo?) capitolo della saga.

“Mel, resisti,” sussurrò Gab al mio orecchio.
“Non provare a mollarmi ora. Piccola stronza, mi ascolti?”

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xoxo,

Gina.