“Dove tutto è a metà”, Federico Zampaglione & Giacomo Gensini – recensione.

“Dove tutto è a metà” è il romanzo di Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, edito Mondadori. Questo romanzo è a quattro mani, oltre alla scrittura di Zampaglione troviamo quella di Giacomo Gensini.

Federico Zampaglione, come ho detto prima, è il frontman dei Tiromancino. Oltre ad essere un cantautore è anche regista e sceneggiatore, e questo è il suo primo romanzo. Giacomo Gensini è scrittore e sceneggiatore ed ha già lavorato con Zampaglione in “Shadow”, film del 2009.

“Dove tutto è a metà” è un romanzo che parla di musica, quella vera, quella per cui non dormi la notte se non hai terminato di scrivere una canzone, quella che sogni fin da piccolo, quella che ti fa innalzare, ma che può anche sbatterti al suolo.

Se volete sapere cosa ne penso io di questo romanzo, continuate a leggere! 🙂

Titolo: Dove tutto è a metà

Autore/i: Federico Zampaglione, Giacomo Gensini

Editore: Mondadori

Pagine: 312

ISBN: 9788804674870

Prezzo: € 18,00

Trama: Il Morrison Café è il tempio della scena musicale alternativa romana, e qui il giovedì sera suonano i Bangers, vent’anni e un rock “come un cielo sterminato e altissimo, bianco di nuvole trascinate via da un vento violento”. Lodo è il cantante. Grande talento e un’assodata allergia al palcoscenico, occhi azzurri magnetici e un’energia irrequieta che attende di potersi sprigionare, se solo lui sapesse come farlo. Lodo è innamorato di Giulia, una delle sue coinquiline, a Roma per studiare recitazione e cercare di sfondare come attrice, una ragazza intensa e carismatica che con la sua sola presenza è in grado di mandarlo in tilt e azzerargli i pensieri. Libero Ferri è un cantautore pop che un tempo riempiva gli stadi, ma dopo un paio di dischi sbagliati non riesce a venir fuori da un terribile blocco creativo. Il successo gli ha assicurato il benessere e una villa dotata di una sala d’incisione super accessoriata, in cui trascorre giornate frustranti a caccia di un’ispirazione che pare svanita. Accanto a lui Luna, la sua bellissima moglie, affermata press agent, che da anni lo sostiene, ma che Libero teme di perdere, come ha perso il successo e la fama. Una ragione in più per cercare di mettere a segno il Grande Ritorno. Lodo sente che il mondo è là fuori, pronto a essere conquistato, ma talvolta gli sembra impossibile persino provarci […] Strade che parrebbero destinate a non incontrarsi mai, quelle di Lodo e Libero, ma quando invece si incrociano, ecco scoccare la scintilla in grado di rimettere tutto in gioco.

I protagonisti principali di “Dove tutto è a metà” sono principalmente 2: Lodovico e Libero. Entrambi non hanno quasi nulla in comune, ma li unisce la musica. Lodovico – detto Lodo – è un giovane ragazzo che fa parte di un gruppo, i Bangers, che nonostante la timidezza cerca di sfondare, iniziando dal Morrison Cafè – un locale di Roma dove suonano tutti gli emergenti italiani. Libero Ferri è un uomo, il quale ha avuto la sua notorietà, ma a causa di scelte musicali sbagliate è entrato nel cerchio del fallimento.

I due si incontrato presso la SIAE e diventano, a causa di varie circostanze, stranamente amici… ed inizia una collaborazione musicale che, per entrambi, è come un salto nel buio. Una sera Libero è quasi costretto a suonare insieme ai Bangers e, nonostante il successo che presso il Morrison hanno, crea dei problemi all’interno della band.

Intanto, sia Libero che Lodo hanno altri problemi, ossia quelli sentimentali: Lodo è innamorato della sua coinquilina Giulia, una giovane ragazza che studia per diventare attrice, la quale – dopo una notte insieme – inizia un gioco di “tira&molla” con il povero Lodo che, come si direbbe in gergo di questi anni, è più volte friendzonato; Libero invece, nonostante sia sposato con una donna bellissima e di talento, deve combattere con il lavoro di lei, le sue assenze e la testa dura che l’uomo si ritrova.

Come premesse iniziali ci siamo, viene raccontato tutto quello che a me piace: la musica, la corsa per raggiungere i proprio traguardi ed ovviamente l’amore… ma la lettura non mi ha entusiasmata, e mi dispiace. Ho trovato il romanzo troppo descrittivo, con pochi dialoghi. La storia è narrata in terza persona, quindi riesci ad entrare nell’ottica di ogni personaggio, ma è mancato un po’ di phatos, quello che personalmente mi fa divorare una pagina dopo l’altra.

Nota positiva è stata, sicuramente, la caratterizzazione di ogni personaggio: per quanto mi riguarda, il mio preferito è stato Libero. Un testardo ex musicista che, quando ha la giusta spinta, ricomincia a suonare e a rincorrere il proprio sogno. Probabilmente troppo complessato per essere una persona adulta, ma ho adorato la sua lingua lunga e la tagliente ironia. Lodo, invece, mi ha fatto tenerezza, ma l’ho trovato troppo adolescente, un ragazzo di venti anni che ha paura di crescere. Per carità, abbiamo avuto tutti le nostre crisi adolescenziali o meno, ma lui se l’è portate dietro anche dopo la maggiore età… e, per i miei gusti, si è pianto un po’ troppo addosso.

Ho odiato invece Giulia, fortemente. L’avrei presa a sberle più che volentieri. Luna invece è l’ideale di donna moderna: indipendente, forte e con una carriera ben avviata.

La piccola chicca di questo romanzo è stata la scelta di usare come titolo di ogni capitolo un titolo (scusate la ripetizione) di una canzone famosa, che tutti conosciamo – sia se siamo nati negli anni ’80, ’90 o 2000.

La penna dei due autori l’ho trovata comunque fresca, moderna, dettagliata e diretta.

Concludendo non mi sento di bocciare questo romanzo, anche se mi sarei aspettata qualcosa in più… ringrazio, però, gli autori per l’happy ending, che io lo apprezzo sempre molto 😉

Siamo tutti vittime di un destino incostante, di un vento impercettibile ma irresistibile, che se ne frega dei nostri desideri e ci trascina via, ognuno in una direzione diversa.

Piccola postilla: il titolo del romanzo è diventato anche il titolo del singolo, o viceversa, di Zampaglione. Vi lascio qui sotto il video della canzone con un testo che ti rimane in testa e finisci per canticchiare il ritornello sempre, anche quando non pensi che è davvero “tutto a metà”.

Alla prossima recensione,

xoxo.

Gina

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