“A un metro da te”: l’amore può davvero superare la malattia?

Sono una piagnucolona cronica.

Piango per tutto: film, telefilm, notiziari, partite di calcio, libri, kdrama, pubblicità. Nonostante la mia lacrima facile, sguazzo allegramente nei film in cui il fulcro è… la tragedia.
Può essere una malattia o un incidente, se fa piangere per me diventa subito un must see.

Così è successo con quest’ultimo film uscito al cinema tratto da un romanzo legato al filone dei sick-lit ossia letteratura in cui, sì abbiamo amicizia e amore tra i giovani ma è tutto corredato da drammi, malattie, depressioni, morte. Ok, forse sono un tantino masochista ma vedere questi film (o leggere i romanzi) mi fa aprire gli occhi e mettere tutto nella giusta prospettiva.

Tratto dall’omonimo romanzo di Rachael Lippincott, “A un metro da te” ci racconta la vita in ospedale di Stella e Will entrambi malati terminali di fibrosi cistica; ci racconterà la loro forza, ma anche la loro debolezza sopratutto quando l’una incontrerà l’altro e capiranno di amarsi… nonostante non possano toccarsi.

Continuate a leggere se volete scoprire il mio pensiero su questa pellicola 🙂

Titolo originale: Five feet apart

Titolo italiano: A un metro da te

Regia di: Justin Baldoni

Distribuzione: Notorious Pictures

Uscita italiana: 21 marzo 2019

Cast: Cole Sprouse, Haley Lu Richardson, Moises Arias, Kimberly Hebert Gregory, Elena Satine.

Trama: Stella ha una malattia genetica, la fibrosi cistica, che la costringe a lunghi periodi di degenza ospedaliera, nella speranza di un trapianto di polmoni. Stella ha anche molto coraggio e un passato che la obbliga a restare aggrappata alla vita, curandosi con estrema diligenza e aggiornando il suo vlog perché altri possano seguire il suo esempio. Will, invece, è nuovo nel reparto ospedaliero, la sua forma di fibrosi cistica è grave e lui non trova un motivo per illudersi di poter vivere. Almeno finché non si innamora di Stella. A quel punto tutto cambia, perché anche se non possono abbracciarsi né baciarsi, e sono costretti a stare ad un metro di distanza l’uno dall’altra, Will e Stella sono determinati a trovare il modo di stare insieme. (fonte)

I predecessori al cinema di questo tipo di teen-movie sono stati “Colpa delle stelle” e “Midnight Sun – il sole a mezzanotte”, per citarne i più famosi. Eppure “A un metro da te” ha una sua storia che, a parte il tema della malattia, nasce e si evolve con una propria personalità.

Se mi è piaciuto?

Sì, però con riserva… ma partiamo dall’inizio.

Stella è una giovane vlogger malata di FC (fibrosi cistica) che vuole avere tutto sotto controllo, sopratutto tutto ciò che riguarda il suo corpo a causa della malattia che l’ha costretta a trasferirsi in una stanza di ospedale per essere seguita e seguire lei stessa la terapia, in attesa del trapianto. Qui ha il suo micromondo, ma un mondo confinato non è un vero mondo… eppure lei non ha perso il sorriso e condivide con l’esterno la sua vita grazie a internet e ai suoi video online.

Will è un diciassettenne che ama disegnare e, chiuso anche lui in una stanza d’ospedale, ha deciso di non portare avanti la terapia perché sa perfettamente che non potrà sperare in un trapianto di polmoni a causa di alcune complicazioni. L’ha capito, ne è consapevole, quindi appena incontra Stella ne rimane inizialmente infastidito – lei è un vulcano di sorrisi e regole – ma a poco a poco lei gli darà la spinta giusta per ricominciare a sperare.

Il loro avvicinamento, però, è solo platonico perché devono stare a minimo 2 metri di distanza l’uno dall’altra altrimenti potrebbero scambiarsi dei batteri e andare incontro ad altri problemi di salute più gravi. Loro lo sanno benissimo, ma come fai a stare lontano dalla persona per cui hai iniziato a provare dei sentimenti? Come fai a non toccarlo, abbracciarlo, baciarlo?

Stella & Will ci riescono inizialmente – perché l’una non vuole essere un danno per l’altro – regalandosi solo un metro di distanza misurato con una stecca di bigliardo… ma il loro sentimento non potrà durare a lungo, non riusciranno a vivere una storia d’amore come i loro coetanei. Dovranno rinunciare a tutto ciò che invece dovrebbero poter fare: uscire insieme, viversi, toccarsi, amarsi totalmente.

A un metro di distanza ci stai?

Stella ci proverà con tutte le sue forze, ma sarà Will a decidere come finirà la loro storia.

La performance dei due protagonisti – Cole Sprouse & Haley Lu Richardson – è stata molto convincente: nei loro sguardi c’era tutto ciò che due adolescenti di 17 anni vorrebbero fare. Nello sguardo di Stella c’erano i baci che avrebbe voluto dare a Will e negli occhi di quest’ultimo c’era il desiderio che aveva di lei.

Eppure questo film ha mancato di quel qualcosa fondamentale che ti fa sorridere, commuovere, piangere a dirotto. Mancava quel phatos che ti fa ripensare alla loro storia d’amore anche a distanza di giorni. Ha peccato nel climax che non ho visto e non ho percepito; i due ragazzi si incontrano e da un momento all’altro scoprono di essersi innamorati: dov’era la scintilla?

Abbiamo vissuto con loro le regole imposte, l’autocontrollo, la speranza, ma non abbiamo vissuto il momento in cui lui diventa importante per lei e viceversa, anche a costo della propria sopravvivenza. 
Il finale l’ho trovato un tantino forzato; si è tentato di dare un finale aperto alla storia che mi ha personalmente lasciato con l’amaro in bocca.

Visto che sto diventando molto brava a fare recensioni spoiler-free mi fermo qui. Posso solo dirvi che il film e la storia mi sono piaciute, gli attori li ho apprezzati molto, ma “A un metro da te” aveva un potenziale che non è stato sfruttato fino in fondo. 
Mi riservo comunque di dare un differente parere magari dopo una seconda visione del film, un po’ più obbiettiva e meno “di pancia”.

Abbiamo bisogno di quel contatto con la persona che amiamo come abbiamo bisogno di respirare , non l’ho capito fino a quando non ho più potuto averlo.

xoxo,

Gina.

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Fonte img: My Movies

Fonte video: Youtube Italia